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Omicidio Biancucci. Indagine complessa, ma il cerchio si è chiuso: in manette due uomini e una donna

Dopo l’arresto dello scorso 18 luglio, del quarantanovenne L.D., ritenuto responsabile dell’omicidio aggravato dell'ottantenne Maria Biancucci, avvenuto a Montegiorgio l’11 marzo del 2018, a culmine di una rapina in abitazione, a cui si è arrivati anche grazie alla prova scientifica del DNA (attività di analisi del Ris CC di Roma), i Carabinieri di Ascoli Piceno, in collaborazione con i militari della Compagnia di Montegiorgio, coordinati dalla Procura della Repubblica di Fermo, hanno proseguito le indagini per l’individuazione di tutti i possibili complici di L.D.. 

Omicidio Biancucci. Indagine complessa, ma il cerchio si è chiuso: in manette due uomini e una donna

Sulla scorta delle dichiarazioni confessorie ed accusatorie rilasciate da L.D. a seguito del suo fermo, è stata così individuata la figura del secondo complice, il 35enne P.S., nipote di L. D. residente ad Offida.

Dall’analisi accurata dei filmati registrati dalle numerose telecamere installate sulle arterie stradali nei pressi del luogo del crimine, si è accertato il transito dell’autovettura di P.S., nelle prime ore del mattino successivo al delitto, sul tratto di strada che conduce all’ufficio postale di Porto Sant’Elpidio, dove gli autori dell’omicidio hanno utilizzato la tessera postamat sottratta alla vittima. In particolare, i filmati del circuito di videosorveglianza dell’ATM postale hanno ripreso P.S. nell’atto di effettuare un prelievo dallo sportello. Sulla scorta di tali, ed altri, elementi il GIP del Tribunale di Fermo, su richiesta della Procura della Repubblica, ha emesso nei confronti di P.S. un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per concorso in rapina e omicidio aggravati, eseguita dai militari del Nucleo Investigativo di Ascoli Piceno il 17 dicembre 2018. Inoltre, nel corso di una perquisizione, i Carabinieri hanno rinvenuto ulteriori e preziosi elementi di riscontro, come gli indumenti ed uno zaino utilizzati da P.S. sia durante il delitto, sia in occasione del prelievo al postamat.
Gli approfondimenti investigativi eseguiti dopo l’arresto di P.S. e le dichiarazioni degli arrestati hanno anche consentito di appurare che l’intrusione dei due malviventi nell’abitazione della vittima era avvenuta impiegando una copia della chiave del portone di ingresso principale, di cui L.D. si era appropriato utilizzando un espediente per duplicarla, e che l’effrazione della finestra dell’abitazione era stato soltanto uno stratagemma per depistare le indagini.
P.S. ha così consentito di identificare il terzo ed ultimo complice, I.Z. 48enne ex compagna di L.D., autista e palo, che aveva accompagnato i due uomini a bordo di una Y10 in prossimità dell’abitazione della vittima, attendendoli nei paraggi e monitorando l’eventuale sopraggiungere del figlio della vittima, per poi tornare a recuperarli al termine del colpo, dopo un segnale telefonico. Nel corso delle investigazioni, gli inquirenti hanno trovato riscontro a quanto riferito a carico di I.Z. raccogliendo a suo carico gravi indizi di colpevolezza che hanno consentito al GIP del Tribunale di Fermo, sempre su richiesta Procura della Repubblica di Fermo, di emettere nei suoi confronti ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Con gli arresti di P.S. e di I.Z., la Procura di Fermo e i Carabinieri di Ascoli Piceno hanno messo il sigillo definitivo ad un’indagine delicatissima e complessa, relativa ad un grave fatto di sangue commesso in danno di una persona anziana e indifesa, che ha destato grande allarme sociale nel territorio.

 

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Data pubblicazione : 21/01/2019 14:14
Scritto da : Redazione
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