cultura
Grazie Francesco! 13 Marzo 2013 – 13 Marzo 2014: un anno di pontificato nel segno della Speranza

Scrivere oggi di Papa Francesco potrebbe risultare quasi inflazionato. In un anno di pontificato, da Marzo dell’anno scorso ad oggi, su di lui sono stati scritti già centinaia di libri tra antologie e saggi ed è stato un coro praticamente unanime di consensi. È indubbio che, fin da subito, gli operatori nel settore delle comunicazione hanno visto in questo Papa, venuto “dalla fine del mondo”, un possibile grande fenomeno mediatico, una sorta di homo novus capace di attrarre a sé folle immense di persone.

Grazie Francesco! 13 Marzo 2013 – 13 Marzo 2014: un anno di pontificato nel segno della Speranza

Altri numeri testimoniano lo straordinario appeal di questo pontefice: secondo un sondaggio on line condotto fra i web lettori di "Famiglia Cristiana" e "Credere", a un anno dalla sua elezione il 69% dei cristiani ha aumentato la propria fede, il 39% va di più in Chiesa e il 57% prega di più. Risulta evidente a tutti come una stragrande maggioranza di persone, cattoliche ma anche di altre religioni o atee, stimino profondamente il Papa per la sua profonda umiltà, per la sua sobrietà e per la sua capacità di testimoniare spontaneamente gioia e apertura verso gli altri, in particolare verso le persone che soffrono.

Corro quindi senza dubbio anch’io il rischio di inflazione e di omologazione con questo articolo. Ritengo tuttavia che valga la pena esporre questo mio semplice pensiero, che potrebbe essere condiviso da molti, ed in particolare dai giovani. Avverto sinceramente l’urgenza di mettere per iscritto la mia gratitudine verso Papa Francesco. “Grazie” è d’altronde una parola fondamentale, come ci ha ricordato più volte proprio lo stesso Santo Padre, ed è necessario pronunciarla quando si comprende di aver ricevuto un dono. Ed io, non solo come cattolico, ma soprattutto come giovane, sento di aver ricevuto (o forse meglio di aver ritrovato), grazie alle parole e al magistero del Papa, un grande dono: la “speranza”. Noi giovani, è risaputo, abbiamo di fronte un futuro incerto: siamo i primi a doverci quotidianamente confrontare, o meglio scontrare, con la crisi economica, ma soprattutto sociale e culturale del nostro mondo. Siamo preoccupati non solo per la crescente disoccupazione o per la quasi impossibilità di trovare “il posto fisso”, ma anche per le mancate o insufficienti risposte di chi ci governa e per una profonda e latente crisi valoriale. Relativismo e indifferenza (o “globalizzazione dell’indifferenza”, per usare un neologismo coniato da Papa Francesco) sono i disvalori moderni: tutto sembra uguale al suo contrario e pare contare solo l’affermazione personale, senza minimamente curarsi degli altri.

Sono allora davvero un dono straordinario e atteso da tempo, un’oasi nel deserto, le parole del Santo Padre:

“(…) i giovani devono emergere, devono farsi valere, devono uscire per lottare per i valori. Per favore non lasciatevi rubare la speranza. Una cosa da non fare è di lasciarsi vincere dal pessimismo e dalla sfiducia. Un giovane senza speranza non è giovane, è invecchiato troppo presto. (…)”

Grazie Papa Francesco, dal profondo del cuore! Grazie perché pochi, o forse nessuno, tra i presunti “grandi” della terra è oggi capace di rivolgersi così appassionatamente e sinceramente a noi giovani. Grazie perché, a un mondo assetato di senso e di speranza, Lei indica costantemente la rotta da seguire, la strada per ripartire. Grazie perché vive in semplicità e sta dalla parte dei poveri, denuncia le ingiustizie con fermezza e opera per la pace, cerca il contatto con tutte le persone, telefona a casa di chi soffre, bacia i bambini e i malati … fa sempre seguire i fatti concreti (piccoli o grandi che siano) alle parole. Paolo VI affermava: «L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni». E Papa Francesco è davvero un grande testimone capace di mostrare con la sua vita cosa significhi avere, nonostante tutto, speranza nel mondo e nell’uomo.

Con la familiarità con la quale ci si rivolgerebbe a una persona amica o di famiglia, mi permetto, riconoscente, di dire: grazie Francesco!

 

 

(…) Ma la speranza, dice Dio, ecco quello che mi stupisce.

Me stesso.

Questo è stupefacente.

 

Che quei poveri figli vedano come vanno le cose e che credano

che andrà meglio domattina.

Che vedano come vanno le cose oggi e che credano che andrà

meglio domattina.

Questo è stupefacente ed è proprio la più grande meraviglia

della nostra grazia. (…)

 

C. Peguy

 

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Data pubblicazione : 14/03/2014 09:04
Scritto da : Giorgio Litantrace
Commenti dei lettori
5 commenti presenti
  • Gnostico

    17-03-2014 12:02 - #5
    Praticamente, radicalizzando il discorso alle estreme logiche conseguenze, il mondo ideale di Mendicante è un luogo disabitato da cristiani, papi, santi, martiri e poveri cristi peccatori perdonati... considerati pericolosi uomini di potere... al massimo, Mendicante concede a chi professa amore per Gesù di Nazaret il diritto a stare dentro casa propria, a suonarsela e a cantarsela da soli, al limite con pochi amici, senza fare rumore, che poi i vicini ne verrebbero insopportabilmente disturbati, o contaminati con effetti deleteri alla Chernobyl, e senza neppure tentare di vivere pubblicamente secondo la propria Fede... né di raccontarla agli altri, casomai si diffondesse questa pericolosa gioia nel riporre ogni fiducia nell'uomo-Dio Gesù... troppa speranza in questo tempo fatalista e nichilista può far male... invece, in tutto ciò che concerne la dimensione pubblica del vivere, sempre seguendo l'impostazione Mendicante, si dovrebbe lasciare spazio soltanto a chi avrebbe maturato storicamente il diritto e la sapienza di predicare agli altri, ovvero, da una parte, le persone che hanno i conti in banca pieni, tipo i finanzieri, proprio in virtù del potere che discende dai loro tanti soldi, con la solita corte dei miracoli di nani, champagne, chiacchiericcio e ballerine, e dall'altra, le persone, alla mendicante, che nonostante i 20 milioni di morti dell'ideologia comunista, continua a ritenersi "comunista", depositario di una dignità culturale ed umana certezza superiore che lo porta, inevitabilmente, a volere insegnare e pontificare la presunta verità ideale di un comunismo di là da venire, perfino a Papa Francesco... una verità, la sua, che sarebbe in grado di portarci, senza alcuna fatica, o croce che dir si voglia, prosperità, gioia, salute e salvezza eterni... senza più crisi economiche né esistenziali... un mondo, insomma, finalmente riappacificato con se stesso, in cui il continuo bisogno di senso, di bellezza, di verità e la costante inquietudine umana cedono il passo ai dictat di un partito politico totalizzante e sempre rivoluzionario... sì, in effetti, sarebbe un bel mondo quello di Mendicante... un mondo in cui il suicidio personale non mi farebbe né paura né pena... grazieee delle dritte Mendicante, ma, per ora, preferisco vivere e ringraziare pubblicamente persone ispirate come Papa Francesco... ;) Cordiali saluti.
  • Simon

    16-03-2014 14:17 - #4
    grande articolo! Condivido appieno il pensiero, come mi capita sempre quando leggo gli articoli, davvero molto belli, del prof. Litantrace. Spero possano diventare un appuntamento fisso nel sito perchè ne vale davvero la pena.
  • mendicante

    15-03-2014 11:08 - #3
    Bergoglio festeggia il primo anno come Capo di Stato durante il quale ha recitato la parte di semplice parroco. Un successo, senza dubbio. Dodici mesi di marketing religioso decisamente vincente. Democrazia Atea rivolge a Bergoglio quattro domande, una per ogni stagione del suo primo anno di governo. 1.Ha mai espresso parole di condanna inequivocabili contro il dittatore Videla e contro il cardinale Pio Laghi? 2.Proporrà modifiche legislative abrogando la direttiva “Crimen sollicitationis” al fine di obbligare i vescovi alla collaborazione giudiziaria con le autorità civili nei casi di pedofilia clericale? 3.Rinuncerà a esenzioni e privilegi e consentirà che il clero non disponga più dell’8x1000, che paghi la TASI, l’IVA, il canone TV, il canone idrico, i ticket per gli accessi nelle zone ZTL, i ticket per i parcheggi comunali, i contributi INPS, gli stipendi degli insegnanti di religione e dei cappellani militari, le tasse per le affissioni comunali, le tasse per le occupazioni di suolo pubblico, e tutti gli altri tributi che normalmente gravano sui contribuenti italiani? 4.Rinuncerà a diffondere la sua religione attraverso la TV pubblica italiana che ha istituito un apposito canale televisivo, RAI Vaticano, a spese dei cittadini italiani? Sono domande retoriche perché le risposte sono già note: 1.No; 2. No; 3. No; 4. No. Le stagioni del governo di Bergoglio si ripeteranno uguali a se stesse, adagio, celando abilmente il potere con una prossemica audace e spiazzante, con maestria d’inganno e d’oscurantismo. Rivendichiamo il diritto a non lasciarci incantare dalla retorica della finta povertà fino a quando non saranno abrogati i Patti Lateranensi. Fino ad allora a Jorge Mario Bergoglio non auguriamo alcunché.
  • X ella

    15-03-2014 09:31 - #2
    Pensa per te !!!,
  • èlla

    14-03-2014 17:09 - #1
    cerchiamo di mettere in opera nel nostro piccolo il suo insegnamento,ma andrà molto meglio quando riuscirà a scuotere chi ha il cuore di pietra.
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