Economia
Referendum del 17 aprile, un Sì per un futuro diverso

Andrea Bagalini, direttore di Legambiente Marche e presidente del circolo Legambiente Fermano, spiega perchè è importante cancellare la possibilità di prolungare le concessioni già in atto e ripensare il nostro sistema energetico

Referendum del 17 aprile, un Sì per un futuro diverso

Un solo quesito referendario, rispetto ai 6 inizialmente presentati dalle 9 Regioni interessate dalle trivellazioni in mare - vale a dire Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto - ma con molteplici implicazioni di carattere economico, ambientale e democratico.

Il voto di domenica 17 aprile per Andrea Bagalini, direttore di Legambiente Marche e presidente del circolo Legambiente Fermano, infatti, può e deve far cambiare l'approccio del nostro Paese nei confronti di un tema delicato (e complicato) come quello della produzione di energia.

 

Partiamo dalla decisione della Corte Costituzionale di rendere ammissibile un solo quesito.

“Cinque quesiti dei 6 proposti sono stati dichiarati inammissibili a seguito dei dietrofront del Governo sulle autorizzazioni alle trivellazioni entro le 12 miglia, che non verranno più rilasciate. Con il quesito del 17 aprile, quindi, si voterà per abrogare la possibilità di prolungare le concessioni già in atto”.

 

Quindi quella che molti dipingono come una sonora sconfitta, per voi di Legambiente è al contrario una grande vittoria.

“Assolutamente sì. Come Legambiente è più di un anno che lavoriamo su questo tema, da quando nello Sblocca Italia erano state inserite le nuove concessioni. Ci siamo attivati subito contro queste norme, che a dicembre sono state abrogate.”

 

Posti di lavoro persi, l'aumento della dipendenza energetica del nostro Paese: quanto c'è di vero nelle argomentazioni di chi contrasta il Referendum, inviando a votare no o ad astenersi?

“Noi pensiamo che non sia affatto così. Innanzitutto, il giorno dopo il referendum non chiuderanno tutte le concessioni in atto ma si arriverà a scadenza. I posti di lavoro non verranno persi subito ma gradualmente in base al termine delle concessioni. Nei piani industriali delle aziende fatti inizialmente era già prevista la durata di 30 anni e quindi l'interruzione dell'attività. Chi utilizza l'occupazione come argomento per contrastare il referendum fa soltanto strumentalizzazione.”

 

E l'occupazione nel comparto delle rinnovabili su quali cifre si attesta?

“Qui sono stati già generati 60.000 addetti, con una ricaduta economica di 6 miliardi di euro. Con un investimento serio ed una strategia di lungo termine si potrebbe arrivare a circa 800.000 posti di lavoro. Pensiamo che già oggi il 42% dell'energia prodotta dall'Italia deriva da fonti rinnovabili.”

 

Sulla dipendenza energetica cosa risponde Legambiente?

“Il vero significato di questo referendum non è tanto il singolo quesito, ma piuttosto guardare al futuro e ad un piano energetico nazionale diverso e più sostenibile, un piano che vada verso la produzione di energia da fonti rinnovabili e non da fonti fossili. Oltre a consumare meno energia e a risparmiarla, noi diciamo che quella di cui abbiamo bisogno deve essere prodotta in maniera diversa.”

 

Come vi state muovendo, quindi, per fare passare questo messaggio e convincere i cittadini a votare Sì?

“Stiamo facendo tantissime attività, sia sui social media che organizzando incontri con le persone per informarle e sensibilizzarle su questo tema. E' importante andare a voto, anche per un concetto di democrazia e avendo come obiettivo quello di diventare indipendenti per quanto riguarda la produzione di energia.”

 

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Data pubblicazione : 26/03/2016 14:30
Scritto da : Andrea Braconi
Commenti dei lettori
3 commenti presenti
  • Giampi

    28-03-2016 15:29 - #3
    In italia é di moda dire no a tutto, no al nucleare,no a trivelle, no alla tav eccetera. Andiamo a comprare l' energia all'estero, e ci lamentiamo dei prezzi alti dell' energia.tutti noi vogliamo avere i migliori comodi: cellule, computer, aria condizionata il pieno di benzina sull' auto e tanti altrre comodita'.Pensate che l'Italia sia pronta a fare a meno dell' energia fossile.i paesi esteri ridono di questo referendum, perché é solo politico, indetto solo da alcune regioni,poiché non sono state raggiunte le 500.000 firme per indire un referendum popolare. Per me non bisogna andare a votare.
  • giustoprocesso

    28-03-2016 14:29 - #2
    Non sono sicurissimo che il referendum sia lo strumento adatto per una decisione del genere, semplicemente perche' non credo che l'elettore medio ne sappia poi troppo di quanto inquinino le "piazzole". Magari viene in mente il disastro della BP nel Golfo del Messico ma quello a quanto ho capito e' un tipo di estrazione ad alte profondita' che comporta rischi molto bassi. Qui da noi si estrae, credo, a decine di metri, non kilometri. Con rischi molto minori. Poi io quand'ero adolescente ci andavo a pescare alle piazzole e c'era sempre un sacco di pesce. Sono anche sceso in apnea lungo uno dei pilastri a dare un'occhiata e c' erano un numero incredibile di pesci. Questo magari non significa nulla. Oppure significa che il mare intorno alla piazzola non era poi cosi' inquinato. Ma io, come l' elettore medio, non ho gli strumenti per sapere. Per un voto piu' informato, un voto cioe' che non sia puramente ideologico o basato su informazioni raccattate da fonti inaffidabili, sarebbe utile un po' piu' di informazione a riguardo.
  • Francesco Muzi

    27-03-2016 13:16 - #1
    Sarebbe bello se tutte le forze politiche, attraverso una mozione unica, si schierassero a difesa del territorio fermano, del mare fermano, mettendo nero su bianco la loro contrarietà al decreto Trivelle.
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