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Tassa di bonifica - Incontro tra Comitati contrari alla tassa e Regione Marche del 23.05.2019 presso Assemblea Legislativa delle Marche

Lo scorso 23 maggio alle ore 11.00 presso la sede dell`Assemblea Legislativa Regionale delle Marche, la seconda commissione consiliare, ha convocato per una audizione i rappresentanti dei Comitati contrari alla tassa di bonifica delle 5 province marchigiane, coerentemente a quanto promesso ed anticipato durante l’incontro del 19 febbraio scorso in occasione dell’approvazione della proposta di modifica della legge regionale n. 13/2013 sulla Bonifica.

Tassa di bonifica - Incontro tra Comitati  contrari alla tassa e Regione Marche del 23.05.2019 presso Assemblea Legislativa delle Marche

Per i comitati contrari alla tassa sono intervenuti all`incontro: Giuseppe Marucci Presidente del Comitato No Tassa Bonifica e UGL Provincia di Ascoli Piceno accompagnato dall’Avv. Fabio Luzi; Saturnino Di Ruscio quale Presidente  dell’Associazione Consumatori SOS Utenti Marche; Giacomo Rossi per il Comitato No Tassa di bonifica Marche e l`Avv. Daniele Silvetti per Confabitare Marche.

La Confagricoltura, che è parte del coordinamento regionale dei Comitati No Tassa di Bonifica ed ha partecipato all’incontro in Regione lo scorso 19 febbraio, non è stata invitata  perché, ha spiegato il Presidente della Commissione Gino Traversini, sentirà le associazioni agricole in modo unitario quando la Commissione lo riterrà opportuno. E’ evidente che se la spaccatura del mondo agricolo, fosse stata evidenziata anche dalla stessa Regione Marche, sarebbe crollato politicamente il castello che regge tutta l’impalcatura tecnico-giuridica sottesa alla Legge di Riordino della Bonifica. Significherebbe certificare il fallimento delle politiche regionali in materia. Fallimento che, nei fatti, è sotto gli occhi di tutti.

Prossimamente la Regione dovrà convocare anche gli imprenditori artigianali e industriali, come auspicato dallo scrivente, analogamente sul piede di guerra, perché è assurdo far pagare la tassa di bonifica anche alle imprese situate nelle zone D e regolarmente allacciate alla pubblica fognatura e che, in ogni caso,  già pagano la loro quota nella bolletta idrica e nel sostanzioso compenso che i gestori idrici versano al Consorzio di Bonifica per un servizio di fatto inesistente.

 

E` assai improbabile  per la Regione Marche  poter portare avanti qualsiasi intervento correttivo, smentendo se stessa, a meno di un anno dalle elezioni per il rinnovo del governo regionale perché, di fatto, il consiglio regionale cesserà l`attività a fine anno. Ma la presenza dei Comitati sta a testimoniare che le giuste e buone battaglie, come la buona politica, vanno fatte a prescindere dal successo e dal vantaggio reale che possono momentaneamente mancare, ma la sostanza etica della bontà di una tale azione rimane. Tra un anno questi piccoli semi potrebbero germogliare.

La bontà della nostra azione deriva dalla presa d’atto dei risultati negativi dell’azione politica della Regione Marche, in primis del suo braccio operativo, ilConsorzio di Bonifica delle Marche, per la difesa del territorio. Di seguito alcuni esempi eclatanti:

  1. La mancata assegnazione della Bandiera Blu alla spiaggia di Porto San Giorgio, a causa della mancata manutenzione del Fosso Vallescura per il quale la collettività ha pagato tre volte per lo stesso lavoro: la Regione Marche con apposito stanziamento, i proprietari di beni immobili agricoli con il contributo consortile e il gestore idrico con la quota pagata al Consorzio di Bonifica.
  2. Terreni di alta montagna incolti e inaccessibili (non ci sono strade e a piedi occorrono quasi tre ore) e per i quali il consorzio non ha fatto alcuna opera di bonifica. I proprietari pagano un contributo per servizio che non c’è. Si aggiunge una nuova tassa sulla proprietà da parte del Consorzio di Bonifica, privo di tale potere.
  3. Nella zona Capparuccia, vi è canale di bonifica interrato e rotto lungo la strada che collega le due provinciali che provoca buche anche enormi, strada che viene rattoppata in continuazione perché il Consorzio non ha risorse disponibili per rifare la condotta.
  4. Ci sono casi in cui il contributo per l’irrigazione raddoppia o arrivano tre cartelle da pagare in un solo anno: 2017 pervenuta in ritardo, 2018, 2019 in anticipo.

 

Le nostre contestazioni partono dai pessimi risultati dell’azione consortile, proprietari di immobili che pagano per non avere servizi. Noi ne analizziamo le motivazioni, ne evidenziamo i difetti giuridici, tecnici e gestionali e facciamo proposte che però non vengono prese in considerazione.

I maggiori rilievi tecnici, giuridici e gestionali sono i seguenti:

1) La messa a ruolo del contributo di bonifica anche in assenza di beneficio fondiario che deve essere diretto e specifico come previsto da tutta la normativa vigente e dalle numerosissime sentenze della Cassazione.

2) La messa a ruolo del contributo di bonifica in assenza del Piano Generale di Bonifica. La suprema Corte di Cassazione ha stabilito con la sentenza n. 2241 del 2015 che “l’attività di rilevanza pubblica deve essere programmata e tale programmazione avviene attraverso il Piano Generale di Bonifica che dal punto di vista giuridico (il Piano Generale di Bonifica) rappresenta la norma in senso materiale che legittima in concreto l’esercizio dei poteri pubblici ed obbliga i titolari dei fondi giacenti nel comprensorio alle relative soggezioni nell’ambito del rapporto di bonifica”.  SONO 6 ANNI CHE VIENE EMESSO IL RUOLO IN ASSENZA DI PIANO GENERALE DI BONIFICA E IN ASSENZA DI VIGILANZA DELLA REGIONE MARCHE.

3) Il Consorzio di Bonifica in casi particolari può effettuare lavori di bonifica non previsti nel Piano Generale di Bonifica ma almeno presenti nel Piano di Classifica. Tuttavia, in questo caso, l’onere della prova è a carico del Consorzio che oltre ad aver effettuato le opere di bonifica deve dimostrare il beneficio diretto e specifico che da tali opere sia derivato al fondo del consorziato (CASS. Sez. trib. N.2241 del 2015).

ANCHE IN QUESTO CASO IL CONSORZIO NON HA MAI DIMOSTRATO DI AVER EFFETTUATO OPERE DI BONIFICA E LA PRESENZA DEL BENEFICIO DIRETTO E SPECIFICO.

4) Il Consorzio di Bonifica delle Marche non ha più competenze idrauliche e non può emettere un ruolo per interventi idraulici che risulta così illegittimo.  La Legge 183 del 1989 sulla difesa del suolo ha soppresso i consorzi idraulici ed ha trasferito le funzioni alle Regioni istituendo le Autorità di Bacino e alle Province. Con leggi regionali n. 10 e 13 del 1999 si è dato compimento a tale riorganizzazione ed i Consorzi di Bonifica hanno materialmente passato le consegne delle opere di bonifica alle Province con specifici VERBALI DI CONSEGNA dove venivano indicate le singole opere. Poi con la legge Del Rio le competenze sono diventate esclusive delle Regioni e le Autorità di bacino regionali sono state sostituite da una Autorità Centrale interregionale ( articolo 1, comma 89, legge 7 aprile 2014, n. 56 e legge regionale 3 aprile 2015 n. 13). Alla luce di queste considerazioni giuridiche è evidente che i Consorzi di Bonifica hanno perso le competenze idrauliche, passate alle Regioni, e anche se la Regione Marche ha delegato al Consorzio il monitoraggio e la manutenzione del reticolo idrografico minore, deve anche trasferire i relativi fondi. Ma già lo fa ogni anno per zone montane con i fondi stanziati alle Unioni Montane per la manutenzione del reticolo idrografico e in altre zone come Porto San Giorgio per il fosso Vallescura, Senigallia 4,2 milioni di euro per il MISA, ecc.  Non si comprende per quale motivo si debba pagare la tassa di bonifica se le opere sono finanziate dalla Regione Marche o dai gestori idrici. Lo stesso lavoro viene pagato più volte da soggetti diversi.

 

5) I gestori delle risorse idriche pagano somme sostanziose al Consorzio di Bonifica per il presunto utilizzo dei loro fossi e canali. I gestori hanno fatto ricorso e ne sono usciti vittoriosi nei confronti del Consorzio di Bonifica che deve restituire 1,5 milioni di euro. E’ subentrata la “politica” che ha obbligato i gestori  idrici a stipulare una convenzione con il Consorzio di Bonifica che si è trattenuto le somme  che avrebbero dovuto restituire, come un acconto. Ma la “politica” dovrebbe sapere che la convenzione, in assenza degli allegati dove siano indicate le opere di bonifica utilizzate dai gestori idrici, realizzate e gestite dal Consorzio di Bonifica ed in assenza di una contabilità analitica, è  nulla perché incompleta. Il gestore idrico non dovrebbe pagare perché non c’è una contabilità di supporto. E’ come pagare un lavoro senza sapere dove è stato fatto, da chi e con quale spesa. L’amara realtà è che il Consorzio non ha opere di bonifica da gestire e non svolge alcuna attività a favore dei gestori idrici e quelle somme, che paghiamo comunque noi nella bolletta idrica, servono per coprire i buchi di bilancio del Consorzio.

6) Il Consorzio di Bonifica delle Marche ha creato una propria società attraverso la quale vengono fatte assunzioni discutibili (sarebbe interessante vedere chi sono i parenti), parcelle per incarichi e consulenze (700 mila euro), lavori a ditte vicine ad alcune organizzazioni agricole  (esclusa la Confagricoltura) e tanto altro ancora. Ma non controlla nessuno. Naturalmente il personale del Consorzio di Bonifica si domanda perché è stato creato un doppione se già c’è l’originale. Naturalmente sono spese che paghiamo con la nostra tassa di bonifica. L’impressione è che non si bonifica ma s’inquina.

7) I minimi di contribuenza non sono applicati. “Per le contribuizioni di entità inferiori a 10,33 euro che, per il D.lgs. n.46/1999, non sono ascrivibili a contribuzioni di entità inferiore a Euro 10,33, previa comunicazione agli interessati, si deve procedere alla riscossione pluriennale e non annuale dei relatii importi, in modo da eguagliare o superare Euro 10,33. Il Consorzio di Bonifica delle Marche ha istituito una quota fissa di 18 euro a cartella, così tutti superano il minimo di contribuenza e la norma regionale risulta elusa. Ci sono cartelle il cui “contributo di bonifica” è di 0,60 centesimi ma con la quota fissa di 18 euro (uguale per tutti) è costretto a pagare ogni anno e molto di più del dovuto. E’ difficile comprendere perché nessuna autorità intervenga a tutelare il piccolo e indifeso proprietario d’immobili.

8) Per la distribuzione dell’acqua per l’irrigazione il Consorzio di Bonifica delle Marche ha applicato in un primo tempo l’IVA al 22% poi al 10%. L’interpello dell’Agenzia Entrate n.80 del 2018 dice che l’IVA non è dovuta. In agricoltura c’è anche il regime forfettario per cui l’IVA non si recupera. Per tali aziende è un costo secco. Non si capisce per quale motivo il comportamento del Consorzio di Bonifica debba essere difforme dalle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.

9) Gli organi del Consorzio di Bonifica si sono costituiti senza regolari elezioni così come previsto dalle leggi nazionale e regionale. E’ stata sufficiente una riunione tra poche persone. Quando si toglie il diritto di voto si cancella la democrazia.

10) Il Consorzio di Bonifica ha elaborato una bozza di Piano generale di Bonifica (dopo 6 anni) dove non sono indicate le opere di bonifica da progettare, realizzare e mantenere ma è solo uno studio generale su sistema idrogeologico. Detto studio è di competenza delle ex Autorità di Bacino e non del Consorzio. Si presume che dal 1989 ad oggi tali studi siano già stati realizzati dall’Autorità di bacino, altrimenti ci dovremmo chiedere cosa abbiano fatto sino ad oggi!

11) Nonostante le centinaia di ricorsi e moltissimi persi dal Consorzio di Bonifica si evidenzia che il nostro Comitato è il primo a non incentivare la via del la vertenza tributaria per un semplice motivo. Le cartelle sono per lo più di basso importo (da 21 a 35 euro) e per proporre ricorso alla commissione tributaria va pagato un contributo unificato di 30 euro per ogni cartella. Così se un proprietario ha 3 cartelle può fare un unico ricorso ma deve pagare tre volte il contributo unificato (30X3= 90 euro). A questo paradosso va aggiunto il comportamento vessatorio del Consorzio di Bonifica delle Marche che appella le sentenze negative e l’anno successivo comunque rimette a ruolo lo stesso immobile anche se nulla è cambiato rispetto all’anno precedente (es. opere effettuate). Il Consorzio con i soldi del contribuente fa la voce grossa nei confronti di una “utenza debole” perché non ha pari mezzi per difendersi e la politica contrariamente al ruolo che riveste protegge i più forti.

 

Pensando all`intera situazione, mi vengono in mente  le parole di John Stuart Mill del saggio “La libertà”, a proposito del pericolo di una “dittatura della maggioranza”; nel nostro caso  il  soggetto che impone  un illegittimo, inutile e dannoso balzello che, di fatto è una nuova tassa sulla proprietà, non è nemmeno una maggioranza e democraticamente eletta!

 

Fermo li  29 maggio 2019                                              

Saturnino Di Ruscio

 

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Data pubblicazione : 29/05/2019 20:33
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