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Il Times di Londra lo ha definito come “un classico del teatro contemporaneo”. Lo Slava’s Snow Show, in esclusiva regionale, sta incantando adulti e bambini al Teatro dell’Aquila.

All’ingresso del teatro il solito vocio pre spettacolo ti accoglie inesorabile, ma stavolta è diverso. Non si tratta della solita chiacchiera di cortesia: “Ciao, come stai? Quanto tempo!”, “ehy anche tu qui.  Si lo spettacolo è un classico come fai a perdertelo!”. Eh no. Per chi non conosce Slava e la clownerie intesa come arte scenica, non circense, la diffidenza è assolutamente comprensibile.

Il Times di Londra lo ha definito come “un classico del teatro contemporaneo”. Lo Slava’s Snow Show, in esclusiva regionale, sta incantando adulti e bambini al Teatro dell’Aquila.

ATTENZIONE: SE NON AVETE ANCORA VISTO LO SPETTACOLO,

POTRESTE TROVARE DEGLI SPOILER. 

 

“Sarà uno spettacolo per bambini!”, dicono.

 D’altronde se ci si riflette, per i non addetti ai lavori, il teatro è solo quello classico, shakespeariano, goldiano. E il clown è quel personaggio buffo che tiene vivo l’umore del pubblico al circo. È quella macchietta tra una performance e l’altra, tra i leoni ed elefanti, tra i giocolieri e i trapezisti. È quello che fa giocare i bambini.

Ecco dimenticatevi tutto.

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Lo Slava’s Snow show, in scena dal 1993, vi affascinerà come mai prima, è anch’esso un classico nel suo ambiente e Slava è il più grande pantomimo del mondo. No, non esagero. Sarete catapultati in un mondo immaginario e onirico non appena varcherete l’ingresso: il sipario è già aperto, la scena è pronta, il suono in loop di un treno che attraversa i binari si confonde con il vocio generale, e l’intero teatro è cosparso di petali di carta bianca.

È arrivata la neve, è arrivato Slava.

In scena c’è Asisyai, un clown bianco e augusto al contempo, la dialettica di questo personaggio è severa e al tempo stesso innocente. È prepotente nell’imporsi al pubblico, ma anche gentile. La sua è una battaglia artistica contro la monotonia e la quotidianità. Slava allestisce non uno spettacolo di soli attori, ma corale. Anche il pubblico fa la sua parte e l’improvvisazione spontanea tra i due è meravigliosa. Frutto della maestria con la quale gli interpreti dominano la loro arte e dell’abbandono alle più semplici sensazioni di gioia del pubblico.

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Non sarà però da solo in scena. I suoi amici sono dei personaggi un po’ goffi e tremendamente spontanei. A prima vista sembrano dei Tramp (no, non il presidente) ovvero pagliacci di strada un po’ sognatori, con dei grandi cappelli in testa e un cappotto verde sbiadito. Vi distrarranno e imbandiranno per voi un banchetto di scherzi e giochi. Non sarete, infastiditi dalla ragnatela gigante che vi arrotoleranno intorno, o dall’irriverenza benigniana con la quale vi scavalcheranno (che sia stato Benigni ad imitarli?). Credetemi ve ne portereste uno a casa.

Solo a fine spettacolo con un occhio più critico vi accorgerete di come, in realtà, si sia trattato di uno spettacolo minimalista e felliniano. Ci sono dialoghi senza parole, navi senza scafo, e viaggi senza tempo. Verrete accompagnati nelle scene da musiche free jazz e new age, libere senza schemi, frammentali e ridondanti le stesse che accompagnarono l’America degli anni ’50 nella lotta antirazziale. Exploit di risate e colori si alterneranno a momenti più riflessivi e tristi.

IL FINALE DALLA PLATEA DEL TEATRO DELL'AQUILA: 

Si perché il clown non è solo risate e siparietti ridicoli. Nella sua accezione originale è un personaggio triste e malinconico, pensate a Chaplin e Totò. Due grandi nella risata, con le dovute differenze artistiche, ma pervasi da un senso della vita amaro e romantico.

Suvvia ora non preoccupatevi ci sarà da ridere, e tanto. Per due ore tornerete bambini e sarà difficile scrollarvi di dosso il desiderio di esserlo per altre due, tre o quattro ore ancora. Alla fine verrete spazzati via da una tormenta di neve nel vero senso della parola. Perché questo è il teatro dove l’inimmaginabile diventa realtà, dove l’equilibrio tra sogno e realtà, tra esagerazione e moderazione è perfetto.

IL FINALE DAI PALCHI DEL TEATRO DELL'AQUILA: 

 

Si sa dove c’è troppa neve è difficile vivere, ma non tutti i mali vengono per nuocere e come diceva Hitchcock ricordatevi che “c’è qualcosa di più importante della logica: c’è l’immaginazione”. 

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Data pubblicazione : 11/03/2017 16:26
Scritto da : Valentina Tudisco
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